IL MOTORE ELETTRICO LA NASCITA
Il motore elettrico ha una lunga storia, molto più lunga di quanto si immagini. Il primo brevetto venne riconosciuto negli Stati Uniti il 25 febbraio 1837. Il titolo era “Improvement in propelling machinery by magnetism and electromagnetism”: improvement vuol dire “miglioramento” un termine che dava conto del grande lavoro che c’era stato da più parti nei due decenni precedenti per realizzare qualcosa di analogo (in particolare, Michael Faraday). Il brevetto porta la firma dei coniugi Thomas e Emily Davenport con il collega Orange Smalley. Ma senza nulla togliere alla consorte, che pure come vedremo ebbe un ruolo, il merito dell’invenzione va al marito. Thomas Davenport era nato nel Vermont nel 1802 ed era considerato un ottimo fabbro.
Non aveva studiato, non era un ingegnere: era uno smanettone, diremmo oggi. In qualche modo venne a sapere che era stata inventata una macchina che usava un elettromagnete per separare il ferro dagli altri materiali e decise di comprarsi un elettromagnete per fare delle prove. Dicono che per farlo dovette vendersi il cavallo del fratello ed altre cose. Davenport ovviamente smontò subito l’oggetto che aveva acquistato per capire come funzionasse e nel giro di pochi mesi riuscì a realizzare un prototipo motore elettrico. Al suo fianco, oltre all’amico Orange Smalley, c’era la moglie Emily che non solo prendeva nota di tutti gli esperimenti ma ad un certo punto sacrificò un tessuto di seta di un suo abito per far sì che Thomas potesse isolare i fili dell’impianto.
Il motore funzionava e così nel 1834 venne presentata la prima domanda di brevetto che però fu respinta, perché il fabbro non aveva abbastanza soldi, dicono.Ma l’inventore non si diede per vinto: era convinto di aver creato qualcosa di memorabile (e in effetti aveva ragione). Si dedicò al miglioramento del motore, trovo altri soci, si trasferì a New York e nel gennaio 1937 presentò la nuova domanda, che venne accolta qualche settimana dopo. Galvanizzato dal successo Davenport lanciò subito una sua azienda per sfruttare commercialmente la cosa, aprì un negozio vicino a Wall Street e pubblicò persino un suo giornale promozionale, “The Electro-Magnet and Mechanics Intelligencer”, ovviamente stampato con una macchina elettrica. Ma i tempi non erano maturi, non riuscì a raccogliere i capitali necessari e fallì pochi mesi dopo. Morì nel 1851 non prima di aver inventato una locomotiva e un piano elettrico: nel Vermont lo ricorda una targa, mentre al museo Smithsonian di Washington è esposto il primo motore.

Veicoli elettrici
La produzione di veicoli alimentati elettricamente riprese al principio degli anni Sessanta, con la diffusione delle prime idee ambientaliste, e poi ancora negli anni Settanta, sull’onda della crisi petrolifera. In tempi più recenti, nel 1996, la General Motors ha annunciato la nascita della prima automobile moderna, progettata specificamente come auto elettrica per la produzione su vasta scala. Sempre nel 1996, la Honda Motor Corporation ha lanciato un nuovo modello di auto elettrica, la prima con batterie al nichel-metallo-idruro. Ultimamente si sta affermando sempre di più un modello di macchina elettrica ibrida, detta HEV (Hybrid Electric Vehicle), che combina il sistema di propulsione elettrica a quello tradizionale a combustione interna. Quest’ultimo avrebbe la funzione di ricaricare la batteria del motore elettrico, e potrebbe essere selezionato all’occorrenza, per alimentare la vettura negli spostamenti su lunghe distanze. Le HEV sono in fase di realizzazione presso le principali industrie automobilistiche statunitensi (Ford, General Motors, Chrysler), giapponesi (Mitsubishi, Toyota) e tedesche (Volkswagen). La prima HEV prodotta in serie è stata la Toyota Prius, diffusa in Giappone dal 1998; in Italia, la FIAT distribuisce una versione ibrida della Multipla dal 1999.

Il futuro
Per il futuro, si prevede la messa a punto di un sistema a celle a combustibile a idrogeno che risolva il problema della ricarica, garantendo la riconversione del combustibile a bordo, durante la marcia. Una simile soluzione, che gli esperti dicono realizzabile non prima di una cinquantina d’anni. più o meno nel (2056), garantirebbe la diffusione su larga scala di veicoli a inquinamento zero, competitivi anche per autonomia e prestazioni. Una cella a combustibile è un dispositivo elettrochimico in grado di convertire direttamente l’energia chimica in energia elettrica tramite un processo a temperatura costante in cui l’idrogeno viene combinato con l’ossigeno per formare acqua.


Ecco a voi la prima macchina elettrica
La Toyota Prius ibrida. La berlina Toyota Prius è stata la prima vettura ibrida (a benzina ed elettrica) a essere commercializzata in Giappone e in Europa. Il sistema utilizzato (THS, Toyota Hybrid System) funziona sia con il motore da 1500 cm³, alimentato a benzina, sia con il solo motore elettrico, oppure con entrambi. L’impiego della tecnologia ibrida determina una netta riduzione dei consumi e delle emissioni dei gas nocivi, in particolare nelle condizioni di guida urbana. Prius emette circa il 40% di CO2 in meno rispetto a una vettura della stessa classe con motore a benzina e cambio automatico.


Il primo motore elettrico
Il primo motore elettrico a corrente continua fu inventato nel 1834 da Thomas Davenport, un fabbro statunitense. Il primo brevetto per un motore elettrico fu concesso negli Stati Uniti nel 1837.Il motore elettrico ha una lunga storia, molto più lunga di quanto si immagini. Il primo brevetto venne riconosciuto negli Stati Uniti il 25 febbraio 1837. Il titolo era “Improvement in propelling machinery by magnetism and electromagnetism”: improvement vuol dire “miglioramento” un termine che dava conto del grande lavoro che c’era stato da più parti nei due decenni precedenti per realizzare qualcosa di analogo (in particolare, Michael Faraday). Il brevetto porta la firma dei coniugi Thomas e Emily Davenport con il collega Orange Smalley. Ma senza nulla togliere alla consorte, che pure come vedremo ebbe un ruolo, il merito dell’invenzione va al marito. Thomas Davenport era nato nel Vermont nel 1802 ed era considerato un ottimo fabbro.